notando pregi e difetti

Corrono brutti tempi.

I figli non obbediscono più ai genitori,

e tutti quanti si sono messi a scrivere libri.

(marco tullio cicerone)

luce reciproca alphacentauri_maggio_2003 intervista_salome_2003 caffe_2003
catalogo2003 ultimi_veli_2003 teste_umane_2004 piani_criminosi piani_criminosi2 ansia_di_statua Nuova_Ferrara_2005 nizza

parlando di me

Dopo circa vent’anni di lavoro psicoterapico con fiducia nella comunicazione come fonte di reciproco scambio e benessere, mi sono rassegnata a considerarla un gioco di specchi che funziona fino a quando non si rompono.Così sono approdata all’arte figurativa, spostando l’oggetto della mia ricerca dal piano interiore a quello estetico, nel tentativo di farli coincidere.

Considero il fare arte come trionfo narcisistico sublimato. L’artista figurativo, come l’attore, non desidera che essere visto, ed essere visto più degli altri, portando in scena se stesso (o, se è un bravo artista, ciò che nell’arte lo trascende), conquistandosi magari l’eternità nella storia. Se possibile, un posticino nel mercato.

Parlare di ’funzione comunicativa dell’Arte’, rivestendo di concetti filosofici la propria produzione artistica, è un ulteriore sforzo di emergere, di essere considerati ‘unici’ anche in senso ideologico. L’Arte, quando è vera Arte, comunica malgrado l’artista: grazie alla sua natura ineffabile, trasmette ciò che vuole risuonando nell’anima di chi guarda.

Mi definisco masochisticamente ‘artista tardiva’ essendomi dedicata alla ricerca figurativa dalla fine degli anni ’90, pur avendo avuto da sempre predisposizione per disegno e pittura. Studio, lavoro (in ambito psichiatrico), matrimonio, figli; tutto doveva venire prima. Nel 1997 una serie di sincronicità e sogni determinano l’incontro con il ‘maestro’. Con lui un corso di disegno e pittura in gruppo. Poi una sofferta stasi fra il 2000 e il 2002, caratterizzata da tensione dolorosa e blocco creativo. Una vita per aria. La separazione. Una passione. Un’esperienza di arte-terapia applicata anche in studio. Nel 2002 la tensione si fa insopportabile. Sono ‘costretta’ a dipingere, quasi mio malgrado. I lavori che produco sono disomogenei, dettati dal conflitto interiore e da una rabbia incontrollabile, come si fosse rotta una diga non più risanabile. Piacciono a due amiche che organizzano una prima mostra nello studio di grafica (grazie Roberta, grazie Paola!). E’ comunque l’inizio.

note biografiche

Tra poco riderò
forse
ma temo la sera
con le sue unghie perverse
che scavanoa
ricordi

(M.Esse)

Nata a Parma un martedì di fine ottobre, probabilmente un giorno di nebbia fitta in cui non si vedeva a un palmo dal naso.
Infanzia per bene, seconda della classe, mai secchiona fino in fondo.
Adolescenza ribelle, ma era di moda, a quei tempi.
Non esistevano i cellulari e ci si arrangiava in qualche modo col telefono di casa, che trogloditi.
Attratta morbosamente da Freud e dalla follia (preistoria): psichiatra per vocazione.
Delusa amaramente da Freud e dalla follia (questo sì che è il 2000!): artista per nostalgia.
Ho amato troppo, ho amato troppo poco.
Soffro di claustrofobia e tutto mi va stretto, malgrado la taglia 42: non collocatemi in uno spazio o in un tempo definiti.
Allergica al polline e al matrimonio.
Solitaria, socievole se è proprio necessario e per poco.
Alla vita preferisco i simulatori di vita: sarà l’età?
Soddisfazioni: due figlie meravigliose.
Desideri irrealizzabili: un paio d’ali e una casetta su un’isola greca, con vista mare.
Aspirazioni: successo, salute, lunga vita, un sacco di soldi, un grande amore… mi sembra scontato, no?

Arte

All’inizio era un vuoto quadrato, una stanza metallica dalle pareti lisce e glaciali. L’immensità vi stagnava, inerte. Cosa ci sarà fuori? rimuginava il Pensante, disperso in flussi discontinui, dondolandosi come un ragno, se già fosse stato creato, su bave di onde emanate. Non era il Vuoto a turbarlo, quanto ciò che sfuggiva al suo controllo, oltre le barriere di cui si era circondato nello sforzo di contenere se stesso. Era talmente grande, la stanza, da non essere percepibile come uno spazio chiuso, eppure Lui sapeva: il Dentro presuppone un Fuori, non c’è scampo.
Di là dalle pareti qualcosa, o qualcuno, cantava. Nel silenzio si percepivano suoni, voci che il metallo amplificava. Seguendo le note, raccogliendole in grembo una a una in abbozzi di spartiti, giunse al confine di quell’Universo che si era fatto a misura, nel ripiegamento autistico delle origini. Desiderò allora che la stanza sparisse. Si ritrovò a flottare in un magma violaceo, spandendosi oltremisura, terrorizzato dall’Ignoto – Lui che l’Ignoto era. Quando riprese, per così dire, padronanza di sé, la musica si rifece sentire. Fu allora che vide la Creatura, sola, in un piccolo mondo deserto. In preda all’ira, se la sua emozione avesse avuto questo nome, si precipitò a ghermirla; chi osava sfidarlo? ma, stordito dal canto, si arrestò. Il Pensante visualizzò terra e mare in maliarde similitudini. Felice, Lei s’immerse nell’acqua e ne uscì ammantata di gocce. Rotolò nella sabbia notturna, indistinta dalle tenebre compatte. Il Pensante soffiò il cielo intorno ai suoi capelli e il suo alito, in una brezza lieve, l’avvolse. Per vederla meglio accese un sole su quel mondo. Non gli mostrava gratitudine, nemmeno si accorgeva di lui: danzava nel tepore e nella luce, giocava con le onde, si specchiava nella superficie piatta dell’oceano vergine.

L’Arte era donna e Dio impazzì d’amore.

(M. Esse)

by Francesco Furletti, Franchi ADV & Graphic Design Parma