Arte

All’inizio era un vuoto quadrato, una stanza metallica dalle pareti lisce e glaciali. L’immensità vi stagnava, inerte. Cosa ci sarà fuori? rimuginava il Pensante, disperso in flussi discontinui, dondolandosi come un ragno, se già fosse stato creato, su bave di onde emanate. Non era il Vuoto a turbarlo, quanto ciò che sfuggiva al suo controllo, oltre le barriere di cui si era circondato nello sforzo di contenere se stesso. Era talmente grande, la stanza, da non essere percepibile come uno spazio chiuso, eppure Lui sapeva: il Dentro presuppone un Fuori, non c’è scampo.
Di là dalle pareti qualcosa, o qualcuno, cantava. Nel silenzio si percepivano suoni, voci che il metallo amplificava. Seguendo le note, raccogliendole in grembo una a una in abbozzi di spartiti, giunse al confine di quell’Universo che si era fatto a misura, nel ripiegamento autistico delle origini. Desiderò allora che la stanza sparisse. Si ritrovò a flottare in un magma violaceo, spandendosi oltremisura, terrorizzato dall’Ignoto – Lui che l’Ignoto era. Quando riprese, per così dire, padronanza di sé, la musica si rifece sentire. Fu allora che vide la Creatura, sola, in un piccolo mondo deserto. In preda all’ira, se la sua emozione avesse avuto questo nome, si precipitò a ghermirla; chi osava sfidarlo? ma, stordito dal canto, si arrestò. Il Pensante visualizzò terra e mare in maliarde similitudini. Felice, Lei s’immerse nell’acqua e ne uscì ammantata di gocce. Rotolò nella sabbia notturna, indistinta dalle tenebre compatte. Il Pensante soffiò il cielo intorno ai suoi capelli e il suo alito, in una brezza lieve, l’avvolse. Per vederla meglio accese un sole su quel mondo. Non gli mostrava gratitudine, nemmeno si accorgeva di lui: danzava nel tepore e nella luce, giocava con le onde, si specchiava nella superficie piatta dell’oceano vergine.

L’Arte era donna e Dio impazzì d’amore.

(M. Esse)

by Francesco Furletti, Franchi ADV & Graphic Design Parma